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Il Parco del M.Cucco si estende in provincia di Perugia, nell’estremo lembo dell’Umbria nord orientale, al confine con le Marche. I suoi 10.480 ettari di superficie ricadono nei Comuni di Costacciaro, Fossato di Vico, Scheggia Pascelupo e Sigillo. Dopo i Monti Sibillini è questa la zona dove maggiormente si elevano le cime dell’Appennino umbro marchigiano, con M.Catria che svetta fino a 1707 m di quota, seguito dai 1566 m del Cucco.
Nell’area del Parco del M.Cucco c’è una situazione geologica speciale, conseguenza diretta dell’immane scontro fra zolle continentali (africana ed eurasiatica) che qui più che altrove ha lacerato la crosta terrestre e fatto emergere ed innalzare alle massime quote le stratificazioni calcaree più profonde, producendo, al tempo stesso, un’intensa e spettacolare fratturazione delle rocce, che si estende in ogni settore e fino a profondità insondabili.
L’area del Cucco è quindi un zona dove l’intensa e profonda tettonizzazione (fratturazione di varia natura) ha permesso alle acque meteoriche di penetrare fino alle massime profondità, ma dove è stato anche possibile, in particolari periodi di grandi pressioni sotterranee, far risalire dal basso fino in superficie acque calde, cariche di minerali e fortemente corrosive. Questa duplice azione, non sempre contemporanea, ha determinato un’eccezionale modellamento ed escavazione degli stati calcarei, sia in superficie che in profondità, producendo una situazione geologica unica nel suo genere, spettacolare a vedersi ed estremamente didattica per la comprensione dell’evoluzione e del modellamento delle aree appenniniche. Negli strati calcarei del Parco del Monte Cucco è scritta in modo più chiaro che altrove la storia dell’emersione della penisola italiana dall’antico Mar della Tetide.
L’azione congiunta
delle acque meteoriche e dei fluidi risalenti dal basso ha creato un territorio
unico nel suo genere, dominato da imponenti pareti strapiombanti, quasi
esclusivamente roccioso, aspro, dirupato, contorto, piegato, scolpito da
profondissime incisioni fluviali, crivellato di grotte e voragini, accesso a
sistemi sotterranei carsici che si sviluppano per chilometri, raggiungendo
profondità straordinarie. Ma si è anche determinata una situazione
mineralogica inusitata per l’Appennino, tanto che alcune teorie d’avanguardia
sull’estinzione dei dinosauri hanno preso le mosse proprio dall’analisi
delle stratificazioni emerse nell’area del Monte Cucco.
Altra peculiarità del
territorio del Parco, emblematica per intensità e
caratteristiche morfologiche, è il drenaggio delle acque meteoriche attraverso
vie sotterranee, lungo gli intricati reticoli di grotte e pozzi che si
sviluppano all’interno delle masse calcaree. Sul Monte Cucco e dintorni si
sono creati dei veri e propri bacini idrografici sotterranei (nulla hanno a che
fare con quelli superficiali) che terminano, nelle parti più profonde, con dei
grandi collettori ipogei il cui sbocco in superficie dà origine alle tante
sorgenti pedemontane del versante orientale e occidentale. E le fratture delle
stratificazioni calcaree sono le vie preferenziali di penetrazione, senza le
quali non sarebbe possibile alcuna permeabilità.
Ma nei rilievi del Parco anche l’idrografia superficiale è importante, tanto che qui esistono i due principali corsi d’acqua perenni d’alta quota dell’Appennino umbro marchigiano: il Rio Freddo e il Rio delle Prigioni, ricchi di acque limpide e pure. Anch’essi, con il loro corso pressoché rettilineo, seguono la direzione delle principali fratture della zona. Sempre in tema di idrografia superficiale c’è da sottolineare che il territorio del Parco del Monte Cucco contiene un nodo di grande importanza, tanto che da esso prendono origine tre fra i più importanti corsi d’acqua dell’Italia centrale: il Fiume Chiascio, il Fiume Sentino, il Cesano e il Fiume Burano-Metauro. E’ dunque evidente che l’area è esposta ad intense e frequenti precipitazioni.
