MUSEO-LABORATORIO DI COSTACCIARO: ITINERARIO ESPOSITIVO DETTAGLIATO
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Museo – laboratorio del Parco del Monte Cucco
Testo audio-guida
Sezione 1
E’ lo spaccato della Grotta di Monte Cucco nella sua parte iniziale e più spettacolare, ora attrezzata per le visite turistiche: quasi un chilometro di percorso attraverso gli imponenti vuoti della montagna che si susseguono fra i due ingressi.
Da molto più di un milione di anni i liquidi acidi spinti in alto dalle pressioni interne della Terra, uniti all’acqua di percolazione legata alle precipitazioni meteoriche, hanno creato vuoti oscuri immensi dove l’incessante stillicidio o ruscellamento ha pietrificato i percorsi dell’acqua, modellando forme e scenari unici nel loro genere.
Con questa visita si può toccare con mano e vedere con i propri occhi come l’acqua della pioggia penetra nelle fessure della roccia calcarea e come si organizza nella sua discesa verso i strati più profondi fino a raggiungere la Sorgente di Scirca posta quasi 1000 metri più in basso.
Dentro questa enorme cavità carsica sono racchiuse le testimonianze dei tempi passati, da quando l’Appennino e Monte Cucco erano appena emersi dall’antico Mar della Tetide fino ad oggi. Contiene fra l’altro i resti ossei di animali vissuti nella passata era glaciale, come l’Orso delle Caverne, il Rinoceronte Lanoso e lo Stambecco.
Ma al suo interno vive ancora il Geotritone, vero e proprio fossile vivente che ci ricorda come decine di milioni di anni fa il continente europeo fosse unito agli altri continenti a formare un’unica grande terra emersa, la Pangea.
Sezione 2
L’argomento è l’orogenesi, cioè le cause, i tempi e i modi che hanno portato al sollevamento della catena appenninica e del Monte Cucco in particolare.
In questa azione di corrugamento della crosta terrestre gli strati rocciosi più rigidi, come il Calcare Massiccio, si sono intensamente fratturati, mentre quelli più argillosi, come la Scaglia Rossa, si sono piegati in forme sinuose.
Nelle aree dove maggiore è stata la compressione, come appunto il Monte Cucco, le stratificazioni sono state sconvolte e contorte e le rocce più antiche e profonde sono state spinte ad emergere.
Postazione 2.1
La lavagna magnetica contiene la rappresentazione in scala delle principali zolle continentali che compongono la crosta terrestre.
Queste possono essere mosse dal visitatore rispettando le indicazioni date dalle diverse linee colorate, ognuna delle quali fotografa uno stadio verso la situazione attuale.
Postazione 2.2
Nel computer sono contenute Informazioni più dettagliate - sotto forma di animazioni e ricostruzioni virtuali - sulle cause e sugli effetti della deriva dei continenti, anche con riferimenti specifici a quanto verificatosi nell’Appennino umbro marchigiano e a Monte Cucco.
Alcune di queste informazioni riguardano i moti convettivi che sono il motore della deriva dei continenti.
Altre mostrano che cosa accade quando due zolle continentali si allontano o si scontrano.
Altre ancora ricostruiscono nel dettaglio il movimento dei continenti negli ultimi 750 milioni di anni.
Infine può essere attivata un’animazione che ipotizza l’evoluzione della deriva dei continenti nel futuro.
Postazione 2.3
Nel pannello di destra sono riprodotti gli effetti dello scontro fra continenti, con una parte della crosta terrestre che si immerge sotto un’altra.
Con la collisione si hanno sempre tre manifestazioni non separabili:
l’accumulo di energia per l’attrito fra zolle continentali è causa di terremoti;
la parte di zolla che si immerge rifonde per il calore interno e dà origine il vulcanismo;
la compressione fra le due zolle continentali crea il corrugamento della crosta e quindi la nascita delle montagne.
Nel pannello di sinistra si mette in evidenza quanto l’Appennino umbro-marchigiano sia contiguo alle aree vulcaniche del Lazio e della Toscana meridionale.
Questa visione prospettica mette chiaramente in evidenza quali siano i fenomeni vulcanici legati alla nascita delle montagne appenniniche. Ma fa anche comprendere come le fasi dell’attività vulcanica laziale e toscana dell’ultimo milione di anni abbiano potuto avere influenze, sia pur marginali, nell’area di Monte Cucco.
Per esempio con aumento delle pressioni interne e quindi con un’accentuazione del flusso di fluidi acidi in risalita dagli strati più profondi verso quelli superficiali.
Fluidi che non hanno avuto certo la consistenza di colate laviche ma che comunque hanno prodotto rapide corrosioni delle rocce calcaree e lasciato spettacolari depositi cristallini di gesso, barite, celestina e fluorite.
Postazione 2.4
Nella parte superiore c’è una ricostruzione del sollevamento di Monte Cucco.
La freccia indica il movimento delle stratificazioni del versante occidentale che si sollevano a vanno a sopravanzare le stratificazioni del versante orientale.
Il versante occidentale è la parte avanzata della zolla africana, che si innalza;
il versante orientale è la porzione della zolla euroasiatica, che si immerge.
Sul Monte Cucco passa proprio il confine geologico fra Africa e Eurasia.
Le immagini della parte inferiore del pannello danno un’interpretazione della morfologia esterna, rendendo evidente la localizzazione delle principali fratture generatesi con l’orogenesi.
Postazione 2.5
Sono esposti in ordine stratigrafico alcuni campioni di roccia della serie sedimentaria umbro marchigiana.
Si distinguono per il materiale e il tipo di fossili contenuti, i colori, la rigidità e la permeabilità all’acqua.
Alcuni, come il Calcare Massiccio, sono costituiti da calcare puro;
altri, come il Rosso Ammonitico, da materiale argilloso misto a calcare;
altri ancora, come il diasprigno, da strati e noduli di durissima e tagliente selce.
Postazione 2.6
La colonna stratigrafica ricostruisce in scala quanto si è depositato in quest’area del Mar della Tetide a partire da 220 milioni di anni e fino a 15 milioni di anni, quando tutta la regione ha iniziato ad emergere.
Nella realtà l’insieme delle stratificazioni ha uno spessore di 3 chilometri e mezzo.
Postazione 2.7
Il pannello sintetizza quanto è avvenuto nelle montagne della zona, dai Monti di Gubbio fino al Monte Cucco, da 15 milioni di anni fa ad oggi.
Postazione 2.8
Le immagini e i disegni interpretano le conseguenze della compressione e della distensione, raffigurando tre casi emblematici:
le Gole del Buotano con le pieghe nella Scaglia Rossa,
il Corno di Catria e la Valle del Sentino,
il versante orientale del Monte Cucco.
Postazione 2.9
La sezione orogenesi del Museo si conclude con la scatola di compressione, cioè con uno strumento sperimentale dove si simula lo scontro fra continente africano e euroasiatico.
All’avvicinarsi delle pareti laterali le stratificazioni si comprimono e sono costrette a piegarsi.
Tutta la porzione centrale tende a sollevarsi e a piegarsi verso oriente.
Esattamente come è successo a Monte Cucco.
Sezione 3
Le rocce dell’Appennino umbro marchigiano si sono originate soprattutto per sedimentazioni successive, sul fondo del Mar della Tetide, di gusci calcarei di animali vissuti in quei tempi lontani.
La presenza di fossili nelle rocce del Monte Cucco ne sono una prova.
Soprattutto nel Calcare Massiccio, con forme tipiche di fondali bassi e mare calmo.
Oppure nel Rosso Ammonitico, nel Grigio Ammonitico, nelle Marne del Monte Serrone e, in minor misura, nel Calcare Maiolica, con specie adatte a viveri in mari un po’ più profondi e agitati.
La presenza di strati argillosi, selciferi e bituminosi è legata a situazioni che hanno portato nei fondali marini materiale terrigeno, forme di vita diverse e assenza di ossigenazione.
Postazione 3.1
Sono esposti fossili tipici del Calcare Massiccio.
Sono impronte di animali marini vissuti in un periodo geologico denominato Lias Inferiore, con un mare pochissimo profondo – 1 metro circa – e molto illuminato, dove si è potuta sviluppare una fauna ricca e variegata, con gusci quasi esclusivamente calcarei.
L’ambiente può essere paragonato a quello delle attuali barriere coralline, ma con temperature dell’acqua più basse.
Postazione 3.2
I fossili sono del Lias Medio, un periodo geologico più recente quando è avvenuta una deposizione in un mare più profondo – una trentina di metri al massimo – con minore illuminazione.
Sono soprattutto ammoniti e belemniti, ma non mancano resti di vegetali marini come i crinoidi.
Interessante è il dente di squalo, che costituisce un vero e proprio resto organico e non la sua impronta.
Postazione 3.3
E’ una visione complessiva delle condizioni e delle caratteristiche della deposizione nei fondali marini del Lias Inferiore (a destra) e del Lias Medio (a sinistra).
I gusci erano prevalentemente di calcare, e in certe situazioni questa sostanza arrivava a saturare l’acqua del mare fino a produrre una deposizione di cristalli.
Cristalli che sono andati a coprire e cementare tutto quanto si era precedentemente sedimentato.
Postazione 3.4
Nel pannello sono riportate le varie fasi del processo di fossilizzazione di un ammonite, la forma più diffusa e nota fra i fossili del Monte Cucco.
Postazione 3.5
Sono le immagini al microscopio di porzioni di rocce calcaree di Monte Cucco.
Le dimensioni dei fossili sono di qualche decimo di millimetro, non visibili ad occhio nudo.
Postazione 3.6
Il computer è dedicato alla visione con microscopio di sezioni sottili di rocce del Monte Cucco.
Ponendole sul piatto del microscopio, con illuminazione dal basso, sul monitor compaiono immagini di microfossili.
Si tratta di foraminiferi, gasteropodi, echinodermi, mummuliti, tutti a mostrare l’origine marina delle rocce anche nelle parti che ad occhio nudo sembrano prive di impronte di organismi animali e vegetali.
Postazione 3.7
Nel computer è contenuto un ipertesto che elenca in modo sistematico i microfossili e macrofossili caratteristici delle rocce di Monte Cucco.
Sezione 4
Monte Cucco è un’area dove prevalgono le rocce calcaree, intensamente fratturate per la prolungata collisione fra il continente africano e quello euroasiatico.
Questi orizzonti calcarei sono variamente intervallati da stratificazioni impermeabili ricche di selce e argilla.
E’ questa una situazione ideale per lo sviluppo del carsismo, specie di quello profondo, e pertanto nelle viscere della montagna si nascondono alcuni fra i più grandi sistemi sotterranei dell’Appennino, lunghi più di 30 km e profondi quasi 1000 m.
Il mondo sotterraneo del Parco è spettacolare, inconsueto, in certi punti grandioso per la vastità delle sale, dei condotti e delle voragini che collegano i vari piani di carsificazione.
Ma le grotte del Monte Cucco si distinguono soprattutto per la loro origine, veramente inconsueta.
Postazione 4.1
E’ lo ione H + - agente acido in soluzione acquosa - a corrodere le rocce calcaree, ad allargare le fratture e le faglie, ad ampliare i piccoli canali creatisi con la sedimentazione delle rocce, fino a produrre un vero e proprio reticolo di condotti, pozzi e saloni.
Ma questo aggressivo ione H + può avere diverse origini.
E per quanto riguarda la genesi delle grotte due sono le fonti principali:
l’anidride carbonica emessa dalla vegetazione, e allora si parla di origine epigenica;
la risalita - in certe fasi di attività vulcanica di particolare intensità - dagli strati più profondi della terra di fluidi caldi e fortemente acidi, e in questo caso si parla di origine ipogenica.
La capacità corrosiva di un fluido ipogenico può essere anche dieci milioni di volte superiore a quella di un flusso epigenico.
Postazione 4.2
Nella parte superiore sono esposti campioni di calcare, di gesso e di travertino.
Tutte rocce definite carsificabili, cioè capaci di subire l’azione corrosiva degli acidi e generare vuoti.
All’interno delle grotte, per la percolazione di acque meteoriche, si producono complesse strutture litogenetiche, sia sul pavimento, sia sulla volta, sia sulle pareti.
Quelle contenute nella parte bassa della bacheca non sono che alcuni esempi delle famose concrezioni che tanta suggestione danno al mondo sotterraneo.
Postazione 4.3
Alcuni dei campioni esposti sono di livelli impermeabili, responsabili, quando presenti in strati compatti e continui, della raccolta delle acque sotterranee.
Il Rosso Ammonitico, il selcifero Diasprigno, le Marne a Fucoidi sono gli orizzonti impermeabili più diffusi nella serie umbro marchigiana.
A loro si deve l’esistenza della maggior parte delle sorgenti della zona.
Gli altri campioni si riferiscono a intrusioni, come la pirite e i suoi derivati, molto frequenti nelle rocce del Monte Cucco.
Postazione 4.4
In mostra vari campioni di cristalli trovati nelle grotte di Monte Cucco:
fluorite,
gesso,
selenite,
celestina,
barite.
Tutte forme cristalline che possono derivare solo dal contatto fra calcare e acido fluoridrico e fra calcare e prodotti derivati dall’acido solfidrico.
La loro presenza in grotta è uno degli elementi fondamentali a sostegno dell’origine ipogenica di gran parte dei sistemi sotterranei del Monte Cucco.
Postazione 4.5
Nei due pannelli sono riportati immagini e schemi relativi alla carsificazione ipogenica e alle motivazioni che hanno portato alla formazione di sistemi su piani sovrapposti.
Postazione 4.6
Sono schematicamente riportate le fasi salienti della genesi dei sistemi carsici di Monte Cucco.
A partire da un milione e mezzo di anni sono in atto contemporaneamente:
il sollevamento della montagna;
il deflusso sotterraneo delle acque meteoriche lungo le fratture, con il loro conseguente allargamento per corrosione.
Questa concomitanza di azioni ha prodotto nella massa rocciosa un sistema carsico drenante che, con l’innalzamento progressivo della montagna, ha cercato vie di scorrimento sempre più profonde.
Ma su questa blanda e continua azione di carsificazione si sono inseriti – 800.000 anni fa e 400.000 anni fa – le due violente azioni ipogeniche legati alle crisi vulcaniche regionali.
Sono state azioni di relativa breve durata, ma molto intense per la grande capacità corrosiva dei fluidi in risalita.
Durante queste fasi sono stati scavati i vuoti più grandi, le condotte più vaste, i pozzi più profondi, e le bocche delle grotte hanno emesso fluidi termali ricchi di acidi.
Ora che l’azione di risalita dal basso è cessata da tempo il sistema sotterraneo di Monte Cucco si presenta come la sovrapposizione di due distinti sistemi di cavità:
uno ipogenico, molto vasto e spettacolare, ricco di mineralizzazioni e quasi privo di attività idrica;
un altro epigenico, fatto di condotti angusti, meandri e pozzi cascata, che svolge il compito di drenare le acque meteoriche fino alle sorgenti.
I due sistemi comunicano, ma solo in pochi punti.
Postazione 4.7
Le immagini sintetizzano l’azione epigenica della formazione delle grotte, dove tutto fa riferimento alle precipitazioni meteoriche e all’azione acidificante dell’anidride carbonica emessa dalla vegetazione.
La combinazione di acqua e CO2 produce acido carbonico, capace di aggredire i calcari.
In molti casi la corrosione epigenica più che formare sistemi sotterranei crea profondi canyon.
Postazione 4.8
Le esplorazioni della Grotta di Monte Cucco sono iniziate molti anni fa.
Alcune testimonianze ci portano addirittura al 16° secolo.
Nei pannelli sono riportate immagini e notizie cronologiche sulla storia delle esplorazioni e delle ricerche.
Postazione 4.9
L’aspetto dei vuoti carsici all’interno di Monte Cucco è abbastanza inconsueto, con grandi saloni collegati da imponenti condotte più o meno inclinate.
Nel pannello si dà una spiegazione dei meccanismi che hanno portato a queste morfologie.
Sezione 5
Le grotte di Monte Cucco sono state al tempo stesso un rifugio e una trappola per gli animali vissuti in passato, anche decine e centinaia di migliaia di anni fa.
Alcuni settore del sistema sotterraneo contengono i resti ossei di animali vissuti durante l’ultima e penultima glaciazione, da 350.000 a 8.000 anni fa.
Postazione 5.1
Lo scheletro è quello di un Orso delle Caverne, vissuto 30.000 anni fa durante l’ultima glaciazione.
Postazione 5.2
La bacheca contiene reperti pleistocenici di animali trovati nelle grotte del Monte Cucco.
Si distinguono resti di orso, di cervo, di daino, di camoscio, di stambecco, di bue e di un’antica forma di cinghiale.
Postazione 5.3
Le immagini propongono la ricostruzione di scene a clima freddo dove dominano il Rinoceronte lanoso e lo Stambecco.
Nelle foto i luoghi sotterranei dei rinvenimenti.
Postazione 5.4
L’orso delle caverne – che non è l’antenato di nessuno degli orsi che attualmente popolano l’Europa - ha dominato i territori appenninici per tutto il periodo pleistocenico, finché circa 8.000 anni fa si è estinto.
Quest’imponente vertebrato era prevalentemente erbivoro e aveva un aspetto simile ai grandi orsi che attualmente popolano il Nord America.
A Monte Cucco i suoi resti sono stati trovati in molte cavità, come indica la fotografia riportata all’interno del pannello.
Sezione 6
La sezione è dedicata alla vegetazione del Parco e in particolare ai boschi di faggi secolari che ricoprono gran parte del suo versante orientale, da Val di Ranco fino al Monte Catria.
Postazione 6.1
Nei boschi domina il Faggio, ma è frequente trovare piante di Tasso, in genere di piccole dimensioni e di qualche decina d’anni d’età.
Eppure questa pianta, dalle proprietà imprevedibili e contrastanti, potrebbe vivere per centinaia di anni, come dimostra il grande esemplare millenario dell’Eremo di Fonte Avellana.
Postazione 6.2
I boschi di Faggio di Monte Cucco sono forse l’ultimo lembo delle foreste che ricoprivano interamente la dorsale appenninica umbro marchigiana.
In origine convivevano con l’Abete Bianco e l’Agrifoglio.
Ma ora dell’Abete Bianco restano solo pochi esemplari e qualche rimboschimento che stenta a preservarsi.
Resta invece abbondante l’Agrifoglio, il Legno Stregone delle leggende.
Postazione 6.3
Il pannello è una ricostruzione dell’antica copertura vegetale di Monte Cucco.
Infatti i boschi secolari che attualmente lo ricoprono in gran parte sono gli ultimi lembi di una situazione che fino a 300 anni fa interessava più del 70 % dell’Italia Centrale: querce in pianura; faggi, abeti bianchi ed larici in montagna.
Con il passare degli anni e l’aumento sempre più accentuato del taglio del bosco per produrre legna da costruzione, da ardere e carbone l’estensione dei boschi si è drasticamente ridotta fino al 20 %, tanto che attualmente restano solo alcuni boschi di lecci in pianura e altri, più vasti, di faggio in montagna; dove però è scomparso sia l’abete bianco che il larice.
E che questi siano stati presenti in passato lo dimostra fra l’altro i resti di legno fossilizzato esposti nella bacheca.
Sezione 7
La fauna selvatica del Parco è la stessa che caratterizza tutto l’Appennino umbro marchigiano, ma con punte di eccezionalità nella presenza di uccelli che prediligono i luoghi rupestri e negli animali degli ambienti sotterranei e dei torrenti montani.
A Monte Cucco infatti non mancano né pareti rocciose né grotte né corsi d’acqua.
Postazione 7.1
Le tante grotte e l’acqua pura dei torrenti fa si che Monte Cucco sia ancora abitato da animali come:
la Trota Fario,
il Gambero di Fiume,
il Geotritorne,
alcune specie rare di pipistrelli.
Postazione 7.2
Il Lupo, dopo l’immissione del prolifico cinghiale dell’Europa orientale, ha preso possesso di tutta la dorsale appenninica e di gran parte delle zone collinari e di pianura.
La prima conferma del ritorno del Lupo a Monte Cucco si è avuta nel 1985.
Postazione 7.3
Sospese in volo ci sono le riproduzioni a dimensioni reali di alcuni uccelli tipici del Parco:
l’Aquila Reale,
la Poiana,
il Gheppio,
il Falco Pellegrino,
il Gracchio Corallino,
la Ghiandaia.
Sempre a dimensioni reali sono riprodotti il Lupo, il Tasso, l’Upupa e il Merlo acquaiolo.
Postazione 7.4
La conformazione molto dirupata di questo lembo dell’Appennino umbro marchigiano ha fatto si che il Parco venisse eletto a dimora di molte specie di uccelli amanti delle rupi, fra cui:
l’Aquila Reale,
il Falco Pellegrino,
il Gracchio Corallino,
il Picchio Muraiolo.
Postazione 7.5
Il Geotritone, un anfibio venuto da lontano. Le immagini, gli studi e le ricostruzioni sull’evolversi della geografia terrestre mostrano il grande interesse legato a questo piccolo e delicato animaletto che vive nelle cavità dell’Appennino umbro marchigiano e del Monte Cucco in particolare.
Il fatto che il simpatico Geotritone sia presente, con caratteristiche diverse ma DNA che riporta ad un’origine comune, sull’Appennino centrale e settentrione, nei rilievi meridionali della Francia, sui rilievi americani degli Apalachi e della California e nella penisola coreana denota come la sua prima origine risalga a centinaia di milioni di anni fa e che i suoi attuali discendenti si siano separati e distinti a seguito della deriva dei continenti.
Sezione 8
Non ci sono notizie certe sulla preistoria nell’Alta Valle del Chiascio e sul Monte Cucco.
I pochi reperti individuati sia in valle che in grotta non sono stati inquadrati in uno studio sistematico.
I siti di interesse preistorico ci sono, ma purtroppo tutti di difficile raggiungimento e comunque tali da non permette delle ricerche se non a caro prezzo.
Postazione 8.1
E’ in esposizione tutto quanto è stato trovato, senza scavi, nelle grotte e in valle.
Sono reperti che coprono un ampio arco di tempo, andando dal paleolitico al neolitico, all’era romana, a quella tardo medievale.
Attestano una potenzialità di ricerca non indifferente.
Postazione 8.2
Nel pannello sono contenute immagini e commenti relativi ai luoghi di ritrovamento dei reperti paletnologici.
Postazione 8.3
E’ una raccolta di selci lavorate provenienti da diverse località del Parco.
Lo scopo è mostrare una gamma completa della lavorazione della selce nella preistoria.
Alcuni pezzi come il chopper risalgono probabilmente al Paleolitico inferiore, con un’età compresa fra i 350.000 e i 150.000 anni.
Sezione 9
Il confine occidentale del Parco del Monte Cucco è marcato dalla Via Flaminia, che in gran parte ricalca il tracciato dell’antica via che il console Flaminio inizio a costruire nel primo secolo a.C..
Dopo oltre 2000 anni molte delle antiche costruzioni, soprattutto ponti, restano a testimoniare l’imponenza e l’importanza di questa via di comunicazione che qualcuno ha definito la Madre di Tutte le Strade.
Sezione 10
Questa sezione è dedicata all’idrologia sotterranea, alla capacità delle rocce calcaree di assorbire l’acqua delle precipitazioni attraverso le fratture e i sistemi carsici sotterranei, alla funzione di raccolta e contenimento degli strati impermeabili, all’alimentazione delle sorgenti e delle falde freatiche di pianura.
L’acqua che beviamo … sta scritto sopra la cristallina trasparenza di un bacino sotterraneo dove cade, incessante, lo stillicidio che percola dalla volta della grotta.
E’ la pioggia che penetra nelle fessure della roccia calcarea e va a creare ed alimentare mille e mille bacini come questo.
La montagna diventa un grande serbatoio che si riempie quando piove e si svuota lentamente nei periodi secchi.
La montagna conserva a lungo l’acqua delle precipitazioni, e la conduce poco a poco, con i torrenti e i fiumi sotterranei, alle sorgenti di valle e alle falde di pianura.
Un dato deve far riflettere sull’importanza sociale ed economica di questi fenomeni:
il 95% dell’acqua che utilizziamo proviene dalle precipitazioni raccolte nelle nostre montagne calcaree.
E Monte Cucco è l’esempio più efficace e spettacolare per comprendere i meccanismi della raccolta della pioggia nelle grotte, per individuare i percorsi misteriosi dell’acqua all’interno delle montagne, per conoscere i modi e i tempi dell’alimentazione delle sorgenti e delle falde,
In questa piccola grande montagna sono contenuti i più straordinari eventi idrogeologici dell’Appennino centrale, da tempo esplorati e studiati in modo approfondito e sistematico.
Postazione 10.1
Lo schema idrologico si riferisce al collegamento esistente fra il Monte Cucco, la Sorgente Scirca, i Monti di Gubbio e la Sorgente di Raggio.
Nonostante che le due sorgenti siano distanti decine di chilometri e si frappongano catene montuose e valli, le stratificazioni di Calcare Massiccio fanno da collegamento sotterraneo e rendono possibile che le precipitazioni cadute sul Monte Cucco alimentino sia la Sorgente Scirca che la Sorgente di Raggio.
Il contributo del Monte Cucco alla Sorgente di Raggio è di ben 50 litri al secondo.
Questo pannello descrive con efficacia come nei territori calcarei lo scorrimento delle acque sotterranee sia da valutare su grande scala e come esistano dei collegamenti fra zone di assorbimento delle piogge e risorgenti, anche distanti decine di chilometri, e con permanenze dell’acqua sottoterra per mesi e anni.
Postazione 10.2
Lo strumento riproduce l’esperienza di Darcy e mette in evidenza come le acque sotterranee si muovano all’interno delle montagne in funzione del numero e della grandezza delle fratture e dei pori.
Postazione 10.3
Il sistema idrogeologico di Scirca è il più importante della zona e la sua sorgente alimenta gli acquedotti di Costacciaro, Sigillo e Perugia, con una portata media di 194 litri al secondo.
La roccia serbatoio è il Calcare Massiccio, intensamente fratturato e molto poroso.
La posizione della sorgente è determinata dal contatto fra la roccia permeabile e il mantello di strati impermeabili che la avvolge completamente.
La sorgente Scirca è posta proprio in corrispondenza del punto più basso di questa linea di contatto.
Postazione 10.4
E’ un apparato sperimentale azionabile dallo stesso visitatore.
Vi sono schematicamente riportate le situazioni di due sorgenti del Parco, quella del Monte Culumeo (che dà origine al Rio Freddo) e quella della Scirca.
La prima nasce per la presenza di uno strato impermeabile sottostante il Calcare Maiolica.
La seconda per la presenza di un mantello di rocce impermeabili che avvolge senza interruzioni il Calcare Massiccio.
Postazione 10.5
Il sistema idrogeologico Buca della Valcella – Sorgente delle Lecce – Sorgente della Valle del Sodo ha la caratteristica di essere impostato quasi esclusivamente lungo la grande faglia nord/sud di Monte Cucco.
I condotti drenanti passano sotto le Balze delle Lecce e il Torrente Le Gorghe per poi raggiungere e alimentare la sorgente della Valle del Sodo.
La sua singolarità sta nel fatto che, a seguito di piogge di una certa consistenza, i condotti ipogei si caricano al tal punto da costringere la falda a salire, cercando ogni possibile via d’uscita.
Una di questi punti di "troppo pieno" sta proprio alla base delle Balze delle Lecce, sopra il Torrente Le Gorghe, e forma una delle più spettacolari sorgenti temporanee di tutto il massiccio.
Postazione 10.6
E’ un apparato sperimentale azionabile dal visitatore che vuol mettere in evidenza il meccanismo che alimenta le cosiddette sorgenti temporanee di troppo pieno, molto frequenti nei rilievi calcarei.
Si fa riferimento in particolare al pannello posto alla destra dell’apparato dove è messo in evidenza lo schema idrologico che collega la Buca della Valcella sul Monte Cucco con la risorgente temporanea delle Lecce e la sorgente perenne della Valle del Sodo.
Con questo sistema dimostrativo si vuole rimarcare nuovamente la funzione di raccolta degli strati impermeabili delle acque percolanti nelle masse calcaree, ma soprattutto si mette in funzione un’esperienza che collega l’intensità delle precipitazioni meteoriche con le dimensioni dei condotti sotterranei, quindi con l’innalzamento localizzato della falda acquifera e infine con il funzionamento o meno di certe sorgenti.
Con precipitazioni di normale intensità, anche continue, le vie percorse dalle acque sotterranee sono poco al di sopra degli strati impermeabili e viene alimentata solo la Sorgente perenne del Sodo e le falde acquifere sottostanti.
Con precipitazioni molto intense, magari abbinate allo scioglimento delle nevi, la quantità d’acqua raccolta in profondità è tale da non passare facilmente nei tratti di condotti più ristretti, a monte dei quali l’acqua si accumula e sale di livello, fino a raggiungere anche sbocchi altrimenti inutilizzati, appunto le sorgenti di troppo pieno.
E’ sufficiente che smetta di piovere o che la precipitazione diminuisca d’intensità per riportare il tutto verso una situazione di normalità con in funzione solo la sorgente perenne del Sodo.
Postazione 10.7
In pianta sono indicati i tre principali sistemi idrogeologici di Monte Cucco, ognuno dei quali alimenta una o più sorgenti.
Da notare come lo spartiacque superficiale non incida sulla definizione dei tre sistemi idrogeologici ipogei.
Postazione 10.8
Il sistema Boccanera – Rio Freddo – Valle delle Prigioni mostra due singolarità.
Innanzitutto è singolare che il drenaggio sotterraneo corra in gran parte sotto l’alveo del torrente Rio Freddo, pur non essendoci livelli impermeabili a separare le due vie di deflusso.
L’altra singolarità sta nella presenza di una diffluenza sotterranea, fenomeno tutt’altro che comune nei territori carsici.
Infatti, proprio verso la fine della Forra di Rio Freddo, parte del flusso sotterraneo che alimenta la Fonte di Pascelupo emerge in modo perenne, dando origine alla sorgente dell’Acquedotto di Arcevia.
Sezione 11
Il plastico del territorio del Monte Cucco mette in risalto la geografia della zona, permettendo una visione d’insieme delle emergenze e delle morfologie superficiali.
E’ apribile per localizzare la posizione dei fenomeni carsici profondi.
Sezione 12
Il Centro Documentazione sulle Aree Carsiche dell’Appennino umbro marchigiano contiene:
la prima raccolta catastale speleologica dell’Umbria creata dal Prof. Cesare Lippi Boncambi nel 1946, con i rilievi topografici e le schede di oltre 600 cavità;
i rilievi topografici di dettaglio delle principali cavità dell’Umbria e delle Marche;
volumi e documenti relativi alla storia delle ricerche speleologiche nel mondo e a Monte Cucco, messi a confronto nei contenuti e nei significati in ordine cronologico.
Tutti i documenti e l’elenco catastale delle grotte dell’Umbria e delle Marche sono posti nei locali soprastanti e consultabili a richiesta.
Sezione 13
Nel computer è contenuto un programma multimediale per una visita virtuale delle aree carsiche del Parco del Monte Cucco.
La visita può avvenire lungo l’itinerario che si preferisce ed è dotata di animazioni, ricostruzioni 3D, immagini, schemi, commenti.