LEGENDA MAPPE - PREMESSA
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Legenda planimetrie: viabilità |
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STRADA ASFALTATA - statale (SS), provinciale (SP), comunale (SC); si riporta la numerazione quando conosciuta.
STRADA STERRATA - con fondo artificiale (fa) con ghiaia; manutenzione regolare.
CARRARECCIA - con fondo naturale (fn) con roccia, erba, argilla, sabbia; anche con fondo artificiale (fa) con ghiaia, ma manutenzione occasionale.
SENTIERO - traccia singola, mulattiera o tratturo (con fondo naturale). |
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Legenda planimetrie: aspetti geografici |
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| I simboli sono riportati nella posizione occupata sul terreno e costituiscono elementi fondamentali di segnaletica (il numero accanto si riferisce alla relativa quota slm). | |||
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Partenza/arrivo |
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Sommità |
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Ponte |
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Passerella |
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)( |
Valico |
: : |
Rovine |
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x |
Guado |
x |
Cimitero |
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Bosco |
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Chiesetta, tabernacolo |
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Prato |
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Casa isolata |
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Paese |
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Centro abitato |
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Senso di marcia |
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Direzione per ... (distanza km) |
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Legenda planimetrie: aspetti logistici |
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| I simboli sono riportati nella posizione occupata sul terreno e costituiscono elementi fondamentali di segnaletica (il numero accanto si riferisce alla relativa quota slm). | |||
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Ristorante |
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Ristoro |
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Camping |
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Acqua potabile |
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Riparo |
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Telefono |
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Albergo |
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Chiesa |
L'UMBRIA IN BICI DA MONTAGNA
Ho sempre sostenuto che l'Appennino - per chi ama la montagna, l'avventura e la conoscenza - ha caratteristiche importanti ed attraenti, ma sicuramente diverse da quelle delle Alpi.
Ed é sbagliato trasferire, pari pari, sull'Appennino quello che é proprio delle Alpi, e solo di esse. E' necessario invece tentare vie diverse, magari del tutto originali, più adatte ai rilievi di casa nostra.Gli umbri, oggi, sono poco più di 800.000 (un
quartiere di Roma!), quasi tutti concentrati nelle città e nei paesi maggiori,
a valle, nelle zone più facili. Ben poco hanno potuto fare per danneggiare
l'ambiente naturale delle colline e delle montagne, ambiente che occupa la
stragrande maggioranza del nostro territorio. Quasi tutto è rimasto selvaggio e
di difficile penetrazione, spesso coperto da boschi, da una fitta macchia, con
le abitazioni di un tempo oramai in rovina. In certe strade statali, asfaltate,
c'è difficoltà ad incontrare un'auto. Nelle provinciali e nelle sterrate delle
zone marginali si pedala per ore senza incontrare anima viva. Fra le pieghe
inaccessibili delle montagne e delle colline si sente - pesante e minaccioso -
l'isolamento più completo; e solo l'esile linea tortuosa del sentiero fende il
"mare verde" e ti può guidare fuori, nella "civiltà". Guai
a lasciare quella linea: si rischia come minimo di passare la notte all'aperto.
Ma gli umbri, benché pochi, sono di antica razza e da millenni popolano e
animano queste terre non toccate dal mare. Ed ecco allora che si è andata
sviluppando nel tempo una fittissima rete di sentieri, mulattiere, carrarecce,
sterrate, dalla preistoria a cinquant'anni fa. Attorno e ai margini di questa
rete interminabile (forse più di 12.000 km) si è poi andata sedimentando
l'opera dell'Uomo, millenaria, umile o ricca, imponente o minuscola, bella o
comunque pregna di significati. Dagli Italici agli Etruschi, ai Romani, ai
Longobardi, ai Normanni, agli uomini del Medio Evo e del Rinascimento, via via
fino all'ultima Cultura contadina e pastorale, morta cinquant'anni fa sotto i
colpi dell'Azienda Italia.
A percorrere queste antiche vie, tutte logiche, tutte di buon senso, tutte
funzionali, tutte umili, prevedibili come la corretta soluzione di un problema
matematico, si torna indietro nel tempo a sfogliare la nostra storia, con lo
stesso affetto e la stessa tenerezza con cui si sfoglia l'album delle foto di
famiglia. Si capisce chi siamo, da dove veniamo e verso dove vogliamo andare. E
la fida bici é la macchina del tempo, lo strumento della scoperta archeologica.
Pensare che la chiamano "viabilità minore".
Questi ineffabili burocrati non sentono il peso e la grandezza di quanto ci ha
preceduto e condizionato! Quando riscoprii - dopo giorni e giorni di ricerca a
tavolino e sul terreno selvaggio di Monte Acuto di Perugia - il piccolo
santuario della Madonna della Costa ho provato, probabilmente, le stesse
sensazioni di chi per primo vide, sepolte nella foresta, le dimenticate città
azteche; con le dovute proporzioni naturalmente. La grande fatica di aprire la
strada con il "marraccio", spingendo la bici fra i rovi, portandola a
spalla, fendendo la fittissima macchia che oramai ricopriva la vecchia strada,
è scomparsa appena ho visto il piccolo campanile a vela spuntare dal verde.
Stava quasi crollando, non v'era rimasta alcuna campana; le arcate del tetto
giacevano sul pavimento di mattoni e solo il cielo ricopriva quel che restava
dell'altare.
Mi sono seduto sull'erba tenera del vecchio sacrato, ancora miracolosamente
sgombro, ho chiuso gli occhi ed ho rivisto la piccola folla domenicale che si
radunava nella chiesetta, venuta dai casolari di Galera, da Monastevole, da Pian
del Nese. Non c'era Montezuma, ma c'era l'Uomo, comunque.
E questo, e tantissimo altro, si è interrotto cinquant'anni fa sotto le mazzate
proditorie della nascente Azienda Italia, che correva, inarrestabile, verso la
selvaggia industrializzazione, non guardando in faccia nessuno e annullando in
un batter d'occhio la Cultura Appenninica che tanti frutti ha dato, che tanto ha
contribuito all'affermarsi delle conoscenze, alla diffusione del convivere
civile e alle nostre migliori espressioni artistiche.
Ci sono state date, certo, molte comodità, ora irrinunciabili; ma siamo anche
stati svuotati di quasi ogni nostra idealità, costruita faticosamente nel
tempo, e sono state recise molte delle nostre antiche e fondamentali radici.
Pedalando fra castelli diruti, sorpassando le poche pietre che restano di
un'antica abbazia, superando un fiume sulle vetuste pietre di un ponte della
Roma consolare, indovinando i borghi medievali sepolti nella macchia, sembra che
un mago cattivo abbia fatto un sortilegio, arrestando di colpo tutto e tutti,
svuotando case e palazzi, facendo fuggire precipitosamente i sopravvissuti ai
crolli. In certi antichi posti si ha sensazione che, da un giorno all'altro, ci
sia stata una fuga frettolosa e senza ritorno. Poi il tempo ha fatto il suo
corso minando e seppellendo in pochi decenni quello che per millenni si era
costruito.
Non so bene perché, ma ritornare indietro nel tempo con la fida bici, ritornare
indietro fino a quando l'Osteriaccia di Monte Acuto e di Marzana accoglievano i
viandanti e si scambiavano merci al Trivio di Luticchio mi fa bene, mi fa
sentire felice. Forse perché è come annullare il cattivo sortilegio e
ritornare al punto in cui si è interrotta l'evoluzione armoniosa dell'Uomo
nella Natura. E' come riprendere un bel discorso sereno che una visione contorta
e momentanea ha fatto stridere. La speranza nascosta, ma non troppo, è che si
sia ancora capaci di raddrizzare le cose, senza più subirle, governando di
nuovo un equilibrio fra le necessità dell'Uomo e le leggi che governano
l'ambiente in cui vive. E di questo, non mi stancherò mai di dirlo, ringrazio
la mia fida bici, che ha le gambe giuste per farti muovere nello spazio e nel
tempo, con la giusta velocità, con la mente segue serena. (F.Salvatori)
NORME SULL'USO DELLA VIABILITA' MINORE IN UMBRIA
L'Umbria è l'unica regione italiana che si sia dotata
di una legge specifica (L.R. n. 9 del 2 giugno 1992) sull'uso, la manutenzione,
la valorizzazione e l'accatastamento della viabilità minore (sentieri,
mulattiere, carrarecce, sterrate interpoderali e vicinali). Il tutto a fini
preminentemente escursionistici e di ricerca.
In forza di questa legge è permesso il transito con veicoli non a motore - e
quindi anche in bici - su qualsiasi itinerario, compresi quelli che attraversano
aziende faunistiche Venatorie e bandite di caccia. E' anche possibile
attraversare prati, boschi e pascoli fuori sentiero.
E' possibile attraversare terreni privati, ma solo su tracciato preesistente e
senza soste e danneggiamenti. Ciò non è permesso quando vi sia un divieto
d'ingresso esplicitato chiaramente attraverso una opportuna tabellazione e una
adeguata, continua, recinzione (per esempio i "fondi chiusi").
GUIDA ALLA DESCRIZIONE DEGLI ITINERARI
Tali descrizioni sono contenute nelle apposite pagine e
riguardano 11 percorsi ad anello, con punto di partenza e arrivo nello stesso
luogo e 3 traversate, con partenza e arrivo in luoghi diversi.
I percorsi ad anello (giri) sono stati individuati con numeri progressivi,
procedendo da ovest ad est e da nord a sud (la numerazione è la stessa presente
nella Guida "Umbria in Mountain Bike"). Le tre traversate sono state
siglate con T1 (Bocca Trabaria-Monte Cucco), T2 (Perugia-Costacciaro) e T3 (Costacciaro-Perugia).
Ogni itinerario proposto cerca di svolgere un tema, che può riferirsi tanto
alla situazione geografica pura e semplice oppure a questioni naturalistiche
specifiche (geologia, flora, fauna, idrologia) o anche a situazioni
storiche-artistiche. Il filo conduttore può anche essere un misto di più
interessi e resta sempre fermo il fatto che, comunque, gli aspetti naturalistici
e paesaggistici fanno sempre da degna ineludibile cornice.
Tutti gli itinerari sono riferiti a territori morfologicamente omogenei, in
genere ben individuabili dal punto di vista geografico, tanto che siano rilievi
montuosi quanto che siano valli. I percorsi proposti sono da interpretare come
strumenti di esplorazione completa di quei territori ai quali si riferiscono,
specie se si tiene conto anche di quanto viene aggiunto con le indicazioni
relative alle deviazioni, alle scorciatoie e ai collegamenti, tutte varianti
collaudate in bici.
Gli itinerari sono in media lunghi 54 km e con dislivello complessivo di 1514 m.
Pertanto, per poter compiere l'intero percorso nell'arco di una giornata bisogna
possedere un minimo di preparazione atletica e un mezzo che non dia problemi.
Tuttavia ogni itinerario proposto può essere interpretato come il risultato
della composizione di più percorsi minori: è sempre possibile modulare
l'impegno fisico e tecnico sulla base della propria preparazione ed
"esplorare" un dato territorio in più fasi giornaliere.
Tutte le proposte possano essere completate in una sola giornata, anche la
traversata Bocca Trabaria-Monte Cucco (105 km per 3350 m di dislivello), basta
avere l'allenamento adeguato! Ma nessuno vieta, anzi è consigliabile, di
affrontare questi lunghi itinerari, suddividendoli in giri più piccoli oppure a
tappe (non mancano certi i punti di appoggio per i viveri e il pernottamento).
I percorsi e le indicazioni relative sono stati inoltre pensati per dare ampie
possibilità di modificare l'itinerario con scorciatoie e/o collegamenti, anche
all'ultimo momento, magari sotto la necessità di imprevisti, guasti, clima
sfavorevole, affaticamento eccessivo.
Per chi lo volesse è anche possibile, e facile, raccordare più itinerari,
personalizzando totalmente il percorso prescelto.
Si tenga infine presente che tutti gli itinerari della dorsale appenninica
principale sono collegabili tra loro mediante il Sentiero Europa 1 (E 1), che
unisce Bocca Trabaria ai Monti Sibillini (Carta Kompass 1:50000 "Sentiero
Europeo E 1 Tratto Umbro" n. 675). La stessa traversata T 1. Bocca
Trabaria-Monte Cucco ricalca per grandi linee questo itinerario (le varianti
apportate hanno lo scopo di rendere il percorso il più possibile pedalabile).
Nel complesso i percorsi proposti coprono una distanza di 1353,2 km, per un
dislivello complessivo di 37855 m. Se si tiene conto anche delle deviazioni,
varianti, scorciatoie, collegamenti indicate in planimetria - tutta vie
collaudate in bici - si ha un totale che supera i 3000 km di sviluppo! E questa
non è che una piccola parte della viabilità minore esistente.
Attenzione! Le proposte comprendono anche l'indicazione del senso di marcia, che
è stato scelto sulla base di fatti paesaggistici, naturalistici e ,
soprattutto, tecnici. Nulla vieta che si proceda in senso contrario a quello
suggerito; ma in questo caso si faccia attenzione alle indicazioni ed alla
segnaletica, che sono state riportate tutte in funzione di un ben definito,
unico, senso di marcia.
Ogni itinerario proposto è individuato con:
a) una descrizione scritta
b) una planimetria in scala
c) la eventuale segnaletica sul terreno
d) la cartografia
Descrizione scritta
Nella parte iniziale sono
riportate le seguenti notizie:
Segue (in corsivo) una sintetica descrizione del tema -
naturalistico, paesaggistico, storico e/o artistico - proposto con l'escursione.
Di seguito la descrizione della viabilità, con aperture e parentesi sul tema da
svolgere. Ma veniamo a maggiori dettagli.
La località di partenza
è data con esattezza, riportando anche la sua quota slm: di molti punti
salienti del percorso verranno date nell'ordine (fra parentesi) la quota slm e
la distanza progressiva rispetto al punto di partenza. Questo richiede che in
quel luogo, prima di iniziare l'escursione, l'altimetro (eventuale) e il
contachilometri siano tarati in modo opportuno. Si ricordi che la taratura del
contachilometri è strettamente legata al diametro delle ruote, alla sezione
delle coperture, alla pressione di gonfiaggio. Se la taratura è buona l'errore
non supera l' 1 %.
Spesso alcune indicazioni si riferiscono all'orientamento dato da una bussola.
E' sufficiente una di quelle microscopiche che danno informazioni del tutto
grossolane (i punti cardinali principali).
La lunghezza si
riferisce allo sviluppo reale del percorso e non a quello topografico
(proiettato).
Il dislivello complessivo
è una misura molto indicativa in relazione all'impegno fisico necessario (non
tiene conto di variazioni di quota inferiori ai 5 m).
La quota massima
raggiunta riporta i metri slm del punto più elevato del percorso. E' questo un
dato assai significativo, specie nella brutta stagione.
Il tempo di percorrenza
è un dato spesso fuorviante, essendo strettamente soggettivo e in relazione con
la condizione psicofisica, con lo stato del terreno, con la situazione
climatica, con il numero e la durata delle soste. Quello riportato tiene conto
di una situazione media e nell'ipotesi di un avanzamento, compresi i tempi di
sosta, di circa 10 km/h, che non è molto ma neanche poco. Situazioni
particolari (fondo difficile, passaggi molto tecnici, salite impegnative e
prolungate) abbassano notevolmente la media di progressione (non si dimentichi
che a dicembre la notte arriva all'improvviso pochi minuti dopo le 16; mentre in
estate ci si vede anche dopo le 20.30).
Sul grado di difficoltà
ci si potrebbe sbizzarrire in un trattato. Ma qui la faremo molto breve: la
lunghezza è il primo elemento di discriminazione, segue il dislivello
complessivo e quindi le difficoltà tecniche lungo il percorso.
Come a dire:
E potrei continuare in una serie infinita di
combinazioni, che ovviamente tralascio. Resta comunque il fatto che alla fine ho
stilato una graduatoria degli itinerari (vedi paragrafi seguenti) in base alle
difficoltà da me riscontrate (prendetela per quel che può valere),
suddividendo inoltre i 14 percorsi in cinque categorie: facile, medio,
medio/impegnativo, impegnativo, molto impegnativo.
Le prime due categorie sono abbordabili da tutti: basta avere a disposizione una
giornata per l'escursione e qualcuno che, alla fine, ti consoli amorevolmente i
muscoli intorpiditi. La categoria "medio/impegnativo" richiede un
minimo di allenamento, altrimenti la cosa diventa tutt'altro che divertente,
specie il giorno dopo l'escursione. Non consiglio a nessuno di affrontare i
percorsi delle ultime due categorie senza una specifica preparazione (almeno
1000 km sulle gambe), non tanto perché si potrebbero incontrare difficoltà
insormontabili (con la volontà e lo spirito di sacrificio si arriva
dappertutto) quanto per lo scarso divertimento che ne deriverebbe.
Si ricorda che ogni itinerario proposto può essere suddiviso in percorsi più
piccoli.
La cartografia
indica le varie carte topografiche disponibili per coprire in tutto o in parte
il territorio su cui insiste il percorso. A questo proposito non si dimentichi
che i documenti migliori e più aggiornati sono le Carte Tecniche Regionali a
scala 1:25000, che però non sono disponibili per il pubblico. Tuttavia di
queste il CENS può fornire, a richiesta, dettagli e spiegazioni.
Per meglio individuare i punti salienti della
descrizione viene utilizzato il seguente criterio: è stato lasciato uno spazio
fra i paragrafi ogni volta che c'è un cambio di viabilità o di argomento.
Quindi fare attenzione alle righe vuote, perché potreste essere giunti in
corrispondenza di un bivio importante e poco visibile o in prossimità di una
emergenza naturalistica, storica, paesaggistica o artistica.
Altra importante chiave di lettura: viene indicata come "maestra" la
via principale, più evidente, più battuta, più grande fra quelle presenti in
una certa zona (può essere la grande statale asfaltata, come la sterrata con
intorno delle carrarecce, come il sentiero più marcato fra tanti).
Ne segue il seguente principio: non abbandonare mai la "maestra" a
meno che non siano date delle esplicite, ripetute, indicazioni di cambio della
viabilità, sia con la descrizione scritta che con la planimetria che con
l'eventuale segnaletica sul terreno.
Quando si parla di "bivio", "trivio", "quadrivio"
e via elencando si intende l'insieme di strade che si presenta davanti, esclusa
quella di provenienza.
Con il termine "deviazione " (a sinistra o a destra) si segnala una
via che si diparte dal percorso seguito; in genere, salva diversa esplicita
indicazione, sono tutte da ignorare.
Per destra e sinistra mi riferisco alla destra e alla sinistra di chi percorre
l'itinerario nel senso proposto.
Se invece indico destra o sinistra relativamente alle rive di un corso d'acqua o
ai lati di una vallata, mi riferisco alle convenzioni geografiche e cioè la
destra e la sinistra sono stabilite avendo le spalle rivolte alla sorgente o,
comunque, alla parte superiore di una vallata. In questo caso si indicherà
"destra idr" e "sinistra idr".
Molte notizie sono date in merito al tipo di viabilità e al fondo stradale
(sempre così importante per la bici da montagna). In sintesi sono state
utilizzate le seguenti quattro categorie (fra parentesi alcuni sinonimi):
asfaltata (statale, SS), sterrata (strada con ghiaia), carrareccia (tratturo,
traccia), sentiero (mulattiera). Alcune carrarecce risultano con fondo
artificiale, ricoperto di ghiaia, altre con fondo naturale (argilla, roccia,
erba, sabbia); nel primo caso sono indicate brevemente con "carrarecce
fa", nel secondo con "carrarecce fn".
Attenzione! I rilevamenti sul fondo stradale si riferiscono, al massimo, al
giugno 1999. E' possibile che la situazione rilevata a tale data possa cambiare
con il tempo, con sterrate che diventano asfaltate e "carrarecce fn"
che cambiano in "carrarecce fa", se non addirittura in asfaltate (ben
più difficile che possa avvenire l'inverso). Pertanto è necessario utilizzare
con prudenza questo tipo di notizie.
Man mano che procederà la descrizione dell'itinerario verranno dati dei flash
(in genere fra parentesi) sulla presenza di posti di riparo, di ristoro, di
alloggio, telefono, sorgenti o fontane, fermate autobus, stazioni ferroviarie, e
altro di natura logistica.
Di non poca importanza saranno gli incisi relativi a scorciatoie, deviazioni,
collegamenti, vie di fuga.
Spesso si useranno toponimi derivati dal linguaggio dialettale (toppo, trocchi,
troscia, ranco, etc); per questi fare riferimento al glossario posto nella parte
finale di questa pagina.
Quando si parla di "cancello", salva diversa indicazione, non ci si
riferisce alle tipiche massicce chiusure con ante rigide che si aprono girando
su cardini solidali con ben piantate colonne. Si vuole infatti indicare quei
settori di recinzione del bestiame che, in corrispondenza di carrarecce e
sterrate, si possono togliere facilmente. E' buonissima norma richiudere il
"cancello" per evitare che il bestiame possa darsi alla fuga.
Planimetria
A corredo delle descrizioni sono
state inserite le mappe in scala (variabile di caso in caso) dello sviluppo
planimetrico dei percorsi (le distanze non sono quelle reali, ma quelle
proiettate sul piano orizzontale). Sono state costruite sulla base topografica
IGM, con aggiornamenti della Regione dell'Umbria oppure frutto di nostre
rilevazioni sul terreno.
In esse vengono date le seguenti informazioni: orientamento rispetto ai punti
cardinali, scala grafica, luogo di partenza (e arrivo, in caso di traversate),
tipo e andamento della viabilità stradale, ferrovie, funivie, monti, località,
valli, fiumi, agglomerati urbani, case isolate, ponti, guadi, passerelle,
emergenze naturalistiche, storiche, artistiche, punti di sosta, alberghi, bar,
ristoranti, rifugi, campeggi, sorgenti, fontane, chiese, cappelle, tabernacoli,
cimiteri (per i dettagli si veda la legenda relativa alle planimetrie).
Attenzione! Per non appesantire e complicare inutilmente il disegno si riportano
solo quegli elementi, tanto geografici che antropici, utili all'individuazione
dell'itinerario.
Delle frecce indicano il senso di marcia consigliato. Delle altre frecce, di
forma diversa, abbinate a strade che si interrompono e al nome di una (o più)
località, comunicano che proseguendo in quella direzione si raggiunge la
località indicata (fra parentesi i km da percorrere).
Nelle planimetrie sono anche segnalati i tratti di percorso comuni a più
itinerari e la eventuale presenza di segnaletica numerata o siglata.
Segnaletica
Come già detto, la nostra regione
possiede una vasta e intricata rete di viabilità minore. Se questo da un lato
è un bene, per contro quando si deve procedere alla descrizione degli itinerari
risulta subito complesso districarsi fra il mare di strade, stradette, viottoli.
Sarebbe di grande aiuto una segnaletica escursionistica, sia pur in forma
semplice e poco costosa, specie se accompagnata dalla realizzazione di una
adeguata e particolareggiata cartografia di base.
Ma tutto questo è di là da venire e sui sentieri, le carrarecce e le
mulattiere dell'Umbria e dell'Appennino umbro marchigiano non esiste una
segnaletica efficace. Anzi, vuoi per l' improprietà della realizzazione vuoi
per l'assenza della manutenzione vuoi per la disomogeneità dei simboli, nei
pochi casi in cui esiste è bene non fidarsi, perché potrebbe essere veramente
fuorviante (più volte mi sono trovato in difficoltà per questo motivo).
Fa eccezione, unico caso in tutto l'Appennino centrale, la segnaletica del
Massiccio del Monte Cucco, realizzata e periodicamente restaurata dal CENS.
La segnaletica del Sentiero E 1 è appena sufficiente (occorrerebbe un numero
maggiore di segni e un restauro è più che urgente). In questi due casi esiste
anche una cartografia coerente e chiara. Quella dell' E1, a scala 1:50000, è
anche molto utile per avere un quadro d'insieme della viabilità della dorsale
appenninica.
Questa situazione svantaggia notevolmente chi, come me, vuole impegnarsi nel
realizzare una guida escursionistica (ben altra situazione c'è sulle Alpi!).
Qui non resta che affidarsi alla "segnaletica" geografica e antropica,
molto presente nel nostro territorio: in mancanza di segni opportuni, si fa
riferimento a un fontanile, ad una casa, ad una chiesa, ad un ponte, ad un
tornante e così via.
In certi tratti dei percorsi proposti abbiamo seguito una precedente segnaletica
rosso/gialla, che in alcuni casi è risultata veramente provvidenziale.
Cartografia
Per quanto mi è dato di
conoscere, la Cartografia Tecnica Regionale dell'Umbria a scala 1:25000 è una
delle più dettagliate ed aggiornate (se così non fosse, il mio compito di
ricerca degli itinerari sarebbe stato talmente lungo e gravoso da risultare, di
fatto, irrealizzabile). Purtroppo questa cartografia non è disponibile per il
pubblico e, anche se lo fosse, la sua lettura è abbastanza complessa, ostica
nella stragrande maggioranza dei casi.
In vendita (Ditta Eliografica di Perugia) ci sono le ortofotocarte a scala
1:10000, dettagliatissime, zeppe di informazioni. Ma anche in questo caso
l'interpretazione è tutt'altro che facile.
A disposizione del pubblico ci sono anche le tavolette IGM 1:25000; ma l'ultimo
aggiornamento risale agli anni cinquanta! Sono inutilizzabili se non addirittura
pericolose.
Tuttavia buona parte del territorio regionale e l'intera dorsale appenninica
principale sono coperte dalle carte Kompass a scala 1:50000. Sono un po' carenti
nei dettagli, qualche strada non è riportata, altre notizie sono errate, ma nel
complesso risultano strumenti molto utili, soprattutto per una visione generale
del territorio.
Esistono altre carte della viabilità minore, realizzate da Enti e Associazioni,
anche facenti riferimento a segnaletiche sul terreno, ma devono essere usate con
molta prudenza, sia per lo scarso rigore messo nell'elaborazione (omissioni e
imprecisioni gravi sono all'ordine del giorno) sia la carenza della segnaletica
sul terreno. Ne è un esempio lampante, purtroppo, la Carta dei Sentieri del
Monte Catria, dove non sono riportate l' 80% delle strade principali e il 50% di
quelle secondarie, dove sono indicate funivie che non esistono, dove i rifugi
sono erroneamente localizzati, dove manca la segnaletica sul terreno.
Per contro, come già detto, fa eccezione il Massiccio del Monte Cucco. E nel
caso che si desiderassero maggiori chiarimenti il CENS è disponibile a fornire
ulteriori notizie e documenti, anche personalizzando itinerari. Questo vale per
tutto il territorio regionale.
Per ogni itinerario proposto sono indicate le carte disponibili, sia Kompass,
sia i Fogli 1:25000 della Carta Tecnica, sia altre eventuali carte.
GLOSSARIO
Si riporta il significato di alcuni termini tecnici e dialettali (in ordine alfabetico).
Bocca: sella fra rilievi; valico.
Carrareccia f.a.: strada stretta con il fondo ghiaioso senza manutenzione regolare.
Carrareccia f.n.: strada stretta con fondo argilloso, roccioso, erboso.
FCU: Ferrovia Centrale Umbra.
Forchetta: sella fra rilievi; valico.
Fosso: piccolo corso d'acqua.
Genga: sperone roccioso strapiombante.
Incisione: solco scavato da un corso d'acqua.
Maestra: la strada, la carrareccia, il sentiero più evidente.
Marraccio: strumento da taglio lungo e ricurvo.
Mulattiera: sentiero più largo del consueto.
Pulito: radura; zona senza alberi
Quadrante 1:25000 CTR-IGM: insieme di quattro Tavolette IGM aggiornato dalla Regione dell'Umbria.
Ranco: prato fra i boschi, ricavato dal taglio degli alberi.
Ripariale: di vegetazione disposta lungo gli argini dei corsi d'acqua.
Sbocco: valico.
SC: Strada Comunale.
Serra: rilievo montuoso sviluppato in senso longitudinale e con crinale senza apprezzabili variazioni di quota.
SP: Strada Provinciale.
SS: Strada Statale.
Sterrata(o): strada con fondo ghiaioso a manutenzione regolare.
Toppo: culmine; collina.
Tratturo: piccola precaria via tracciata dal passaggio di trattori.
Treggia: antico mezzo di trasporto senza ruote, trainato da buoi, simile ad una grande slitta.
Trocchi: lunghi e bassi recipienti per l'abbeverata del bestiame.
Troscia: piccoli bacini artificiali per la raccolta delle acque piovane.